XXXI Domenica del tempo ordinario

PRIMA LETTURA
Dal libro della Sapienza
11,2-12,2
Signore, tutto il mondo davanti a te è come polvere sulla bilancia,
come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra.
Hai compassione di tutti, perché tutto puoi,
chiudi gli occhi sui peccati degli uomini,
aspettando il loro pentimento.
Tu infatti ami tutte le cose che esistono
e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato;
se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure formata.
Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non l’avessi voluta?
Potrebbe conservarsi ciò che da te non fu chiamato all’esistenza?
Tu sei indulgente con tutte le cose, perché sono tue,
Signore, amante della vita.
Poiché il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose.
Per questo tu correggi a poco a poco quelli che sbagliano
e li ammonisci ricordando loro in che cosa hanno peccato,
perché, messa da parte ogni malizia, credano in te, Signore.
Parola di Dio

SECONDA LETTURA
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési
1,11-2,2
Fratelli, preghiamo continuamente per voi, perché il nostro Dio vi renda degni della sua chiamata e, con la sua potenza, porti a compimento ogni proposito di bene e l’opera della vostra fede, perché sia glorificato il nome del Signore nostro Gesù in voi, e voi in lui, secondo la grazia del nostro Dio e del Signore Gesù Cristo.
Riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e al nostro radunarci con lui, vi preghiamo, fratelli, di non lasciarvi troppo presto confondere la mente e allarmare né da ispirazioni né da discorsi, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia già presente.
Parola di Dio

VANGELO
+ Dal Vangelo secondo Luca
19,1-10
In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».
Parola del Signore

OMELIA
Zaccheo cercava di vedere Gesù e per questo il vangelo narra che lo precedette, salendo sopra un sicomoro da cui contemplare il passaggio del personaggio che gli stava particolarmente a cuore.
Gesù corona questo desiderio, trasformando la sete di vedere in incontro personale; invita Zaccheo a scendere perché oggi egli intende fermarsi a casa sua, per recare a quella casa la salvezza.
Zaccheo, il capo dei pubblicani, ricco e odiato dagli uomini, cambia radicalmente vita, come attestato dalla gioia che accompagna l’accoglimento, ma ancor più dimostra la riparazione del mal tolto e l’aiuto prestato ai poveri.
È qui descritto il percorso di conversione di Zaccheo e in esso il dispiegarsi della grazia divina nella vita di ogni credente.
Essa è anzitutto un predisporre e adeguare la persona all’incontro con Dio, attraverso il risveglio di un desiderio e la sete di un incontro; attraverso l’emancipazione da un passato di peccato, l’emergere dagli interessi scontati e lo sguardo rivolto a ciò che in precedenza era considerato soltanto appannaggio dei preti.
Ma la grazia non è soltanto preparazione, essa è anzitutto incontro personale con il Dio incarnato, che vuole sostare e intrattenersi con Zaccheo e ognuno di noi. Come a casa di Lazzaro Maria e Marta, come a casa di Pietro e di sua suocera, egli sta alla porta e bussa e attende che gli apriamo, per sedere e cenare con noi.
È questo l’avvento della grazia nell’oggi dell’uomo, perché esso sia trasformato e diventi l’oggi di Dio. Non solo nel futuro, ma sin da questo istante Gesù vuole prendere dimora e riempire il nostro cuore, con la sua gioia che non conosce paragoni. Questo è il dono che si effonde su Zaccheo, ma questo è anche il mondo nuovo che irrompe nella nostra vita.
Infine la venuta e accoglimento di Dio in Zaccheo è all’origine di un radicale ribaltamento dei suoi rapporti con il prossimo, sia in termini di giustizia riparativa, sia in termini di soccorso nei confronti dei più poveri.
Non ci sarebbe modo più trasparente per dichiarare l’incompatibilità tra vita di fede e disonestà, sopruso, sfruttamento, mentre la piena sintonia tra accoglienza del Signore, pratica della giustizia e esercizio della misericordia.
Come Zaccheo vivi anche tu l’inquietudine come spazio interiore in cui ritrovare la via che conduce al tuo Signore, risvegliando desideri sopiti, vincendo l’apatia che spegne la ricerca, l’indifferenza per la chiamata divina.
Come Zaccheo vivi l’incontro con il tuo Signore, nella la comunione eucaristica in termini di accoglienza di Dio in te, per divenire una sola cosa con Lui; ma anche nei fratelli perché ogni opera di misericordia fatta loro è a Gesù che viene fatta.
Come Zaccheo cambia i connotati della tua vita, ponendo alla sua base la giustizia e la carità.
E la gioia sarà traboccante!!!!
Santa Domenica a tutti.
P. GUIDO BENDINELLI op